Alla Camera dei deputati è stata presentata una proposta di legge che riscrive le regole con cui lo Stato finanzia cinema e audiovisivo. Il testo:

  • cambia le percentuali del credito d’imposta, cioè lo sconto fiscale riconosciuto a chi produce un film
  • lega l’aiuto all’effettiva uscita nelle sale
  • fissa quanti soldi vanno ogni anno a documentari, animazione e cortometraggi
  • sostituisce gli esperti nominati dal ministro con una commissione sorteggiata

Riguarda le case di produzione, i professionisti del settore e il Ministero della cultura.

Non è ancora legge: il provvedimento non è stato nemmeno assegnato a una commissione parlamentare, quindi l’esame deve ancora cominciare.

Atto Camera 2877

La proposta è stata presentata il 15 aprile 2026, con il testo pubblicato solo a ottobre 2026. Il primo firmatario è il deputato Gaetano Amato, del Movimento 5 Stelle, insieme ai colleghi Anna Laura Orrico e Antonio Caso.

Il credito d’imposta diventa inversamente proporzionale al budget

Oggi la legge sul cinema del 2016 fissa un’unica percentuale massima, il 40 per cento dei costi, e lascia a un decreto ministeriale il compito di graduarla, eventualmente distinguendo per dimensione dell’impresa o per tipo di spesa ammessa.

per le opere cinematografiche, l’aliquota è ((prevista nella misura massima del 40 per cento)). […] ovvero di prevedere aliquote diverse in relazione alle dimensioni di impresa o gruppi di imprese, nonché in relazione a determinati costi eleggibili o soglie di costo eleggibile, ferma restando la misura massima del 40 per cento

Art. 15, comma 2, lettera a)

La proposta sposta questa scelta dal decreto alla legge e la rende automatica, costruendo tre fasce di costo. I film più economici restano al massimo del beneficio; quelli più ricchi scendono drasticamente. Per ogni fascia c’è anche un numero chiuso di opere ammesse al sostegno, cinquanta in ciascuna fascia: superato quel tetto, chi arriva dopo resta fuori.

per le opere cinematografiche che abbiano un costo di produzione fino a 3 milioni di euro, l’aliquota è prevista nella misura massima del 40 per cento, per un numero massimo di cinquanta opere

Art. 1, comma 1, lettera a)

Sopra i 5 milioni di euro di costo la percentuale crolla al 14 per cento, con un tetto assoluto che nessun film può superare.

per le opere cinematografiche che abbiano un costo di produzione superiore a 5 milioni di euro, l’aliquota è prevista nella misura massima del 14 per cento e, comunque, nel limite di 7 milioni di euro, per un numero massimo di cinquanta opere

Art. 1, comma 1, lettera a)

Un trattamento analogo toccherebbe alle coproduzioni internazionali, cioè i film e le serie realizzati assieme a imprese di altri Paesi: la percentuale massima passerebbe dal 40 al 20 per cento e il beneficio non potrebbe superare 1,4 milioni di euro per opera, una soglia scritta direttamente nella legge e non più rimessa a un decreto.

Senza passaggio in sala non c’è sconto fiscale

Cambia anche la condizione per ottenere il credito d’imposta, con un effetto diretto sul pubblico: non basterebbe più produrre l’opera, bisognerebbe portarla davanti a uno schermo, per un minimo di proiezioni e di giorni.

Il decreto di cui all’articolo 21 prevede, come requisito minimo per il riconoscimento del credito d’imposta di cui al comma 1, l’uscita in sala dell’opera con almeno venti proiezioni per almeno due settimane.

Art. 1, comma 1, lettera b)

Di conseguenza, le produzioni pensate per restare sul piccolo schermo o per vivere solo in streaming perderebbero l’accesso allo sconto fiscale. La stessa esclusione colpirebbe le imprese controllate da soci stranieri provenienti da Paesi che non garantiscono un trattamento equivalente alle imprese italiane: è il principio di reciprocità, per cui un vantaggio si concede solo a chi lo concede a sua volta.

Il riconoscimento del credito d’imposta è escluso per le imprese cinematografiche detenute da soci esteri di Stati non in regime di reciprocità, per le opere televisive e per le opere trasmesse unicamente nella rete internet.

Art. 1, comma 1, lettera b)

Un vincolo su come si spendono i soldi del credito

La proposta entra anche nel merito di come il denaro agevolato viene ripartito all’interno del bilancio di un film. Il settore distingue i costi sopra la linea, cioè i compensi di chi sta davanti e immediatamente dietro la macchina da presa, come regista, sceneggiatore, attori principali e produttore, dai costi sotto la linea, che sono le spese tecniche e il lavoro delle maestranze: troupe, attrezzature, allestimenti.

Il finanziamento mediante credito d’imposta è equamente distribuito in relazione alle diverse voci del costo di produzione, garantendo in particolare l’equilibrio tra i costi sopra la linea e i costi sotto la linea […] non inferiore, rispettivamente, al 30 per cento e al 50 per cento.

Art. 1, comma 1, lettera b)

Le risorse che restano dopo queste due quote andrebbero a costumi, location, mezzi tecnici, spese varie e post-produzione.

Importi certi per documentari, animazione e corti

Accanto al credito d’imposta esistono i contributi selettivi, sostegni assegnati in base alla qualità artistica di un’opera e non in modo automatico. Oggi la legge non dice quanto spetti a ciascun genere: la proposta fissa tre dotazioni annuali e impone che l’assegnazione passi sempre da un bando pubblico.

I contributi selettivi sono concessi esclusivamente mediante specifico bando pubblico […] nei seguenti limiti di importo per ciascun anno: a) 7 milioni di euro per il sostegno alla realizzazione di documentari; b) 9 milioni di euro per il sostegno alla realizzazione di opere di animazione; c) 1 milione di euro per il sostegno alla realizzazione di cortometraggi.

Art. 2, comma 1, lettera b)

Chi riceve il contributo si assumerebbe inoltre un impegno nuovo: tenere l’opera effettivamente disponibile al pubblico per un periodo minimo, invece di farla uscire e ritirarla subito.

Lo sfruttamento economico delle opere cinematografiche e audiovisive destinatarie dei contributi previsti ai sensi del presente articolo non può essere in alcun caso inferiore a dieci mesi.

Art. 2, comma 1, lettera b)

Venti esperti estratti a sorte al posto delle nomine del ministro

La parte più strutturale della proposta riguarda chi decide. Oggi i contributi selettivi sono valutati da una commissione di esperti scelti direttamente dal ministro. Al suo posto nascerebbe un organo unico presso la Direzione generale cinema e audiovisivo, competente su tutte le richieste di finanziamento pubblico, senza corsie separate per genere o formato.

è istituita la Commissione per la valutazione delle opere e dei progetti cinematografici e audiovisivi […] Le proposte di cui al primo periodo sono iscritte in un’unica sezione, senza distinzione per tipologia o genere.

Art. 3, comma 1

I venti componenti non sarebbero più nominati, ma estratti a sorte tra chi si candida a un bando annuale e risulta iscritto a un elenco di professionisti del settore, tra cui:

  • registi
  • produttori
  • attori
  • sceneggiatori
  • direttori della fotografia
  • costumisti
  • scenografi
  • critici
  • distributori
  • esercenti
  • doppiatori
  • compositori
  • rappresentanti delle maestranze
Il sorteggio garantisce il rispetto della parità tra i sessi e la presenza di almeno un rappresentante per ciascuna categoria professionale.

Art. 3, comma 1

Chi entra nella Commissione dovrebbe dichiarare all’insediamento le proprie incompatibilità e astenersi ogni volta che valuta un progetto in cui ha un interesse personale. In cambio riceve un compenso fisso.

A ciascun componente della Commissione spetta un compenso pari a 35.000 euro lordi annui nonché il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate, a valere sulle risorse del Fondo per il cinema e l’audiovisivo.

Art. 3, comma 1

A che punto è il percorso parlamentare

Tutto il meccanismo dipenderebbe da un decreto attuativo del Ministero della cultura, cioè il provvedimento con cui l’amministrazione completa i dettagli operativi prima che le regole diventino applicabili. La proposta fissa un termine stretto: trenta giorni dall’entrata in vigore.

Il contesto in cui il testo si inserisce è quello di risorse in calo. La legge di bilancio per il 2026 ha ridotto il Fondo per il cinema e l’audiovisivo da 700 a 610 milioni di euro per l’anno in corso e a 500 milioni annui dal 2027, introducendo anche un tetto complessivo ai crediti d’imposta per la produzione.

Un intervento precedente aveva già cancellato i contributi selettivi riservati alle piccole sale dei comuni sotto i 15.000 abitanti, alle start-up e alle microimprese del settore.

Allo stato attuale il provvedimento risulta «da assegnare»: la commissione chiamata a esaminarlo non è stata ancora individuata, nessuna seduta è calendarizzata e il confronto parlamentare non è iniziato. Nulla di quanto descritto è oggi in vigore, e il testo può cambiare in qualsiasi momento dell’esame.


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