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# Un sostegno al reddito per i lavoratori dell'indotto ex ILVA
- URL: https://ghost-production-4ea1.up.railway.app/ex-ilva-sostegno-reddito-lavoratori-indotto/
- Published: 2026-10-19T03:19:46.000Z
- Updated: 2026-11-03T02:01:48.000Z
- Description: Un nuovo assegno INPS per chi lavora nelle imprese fornitrici degli stabilimenti in crisi, sgravi fino a 8.000 euro l'anno per chi assume gli ex dipendenti e un piano di investimenti per le aree di Taranto e Brindisi
- Author: Redazione di Gazzetta Civica
- Tags: #Migrated-1793405707953, #Import 2026-10-31 01:16, Affari, #norme-distillate

Il decreto-legge interviene sulla crisi dell’ex ILVA su due fronti paralleli. Da un lato mette in campo denaro pubblico per i redditi di chi è rimasto senza lavoro o lo ha visto ridursi, allargando la platea per la prima volta anche ai dipendenti delle imprese fornitrici.

Dall’altro riscrive le regole per attrarre nuovi investimenti industriali nelle aree di Taranto e Brindisi. Le norme sono in vigore dal **17 ottobre 2026** e il Parlamento ha ora sessanta giorni per convertirle in legge, modificandole o confermandole.

**Decreto-Legge* [**n. 185/26*](https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2026-10-16&atto.codiceRedazionale=26G00208&tipoDettaglio=singolavigenza&dataVigenza=17/10/2026) *del 16 ottobre 2026 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale* [**n. 241*](https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2026/10/16/241/sg/pdf) *del 16 ottobre 2026*

### Chi lavora nell’indotto entra per la prima volta nella rete di protezione

Fino a ieri la legge guardava alle imprese fornitrici degli stabilimenti in crisi come a soggetti da aiutare sul fronte del credito, non del lavoro. Esisteva una garanzia pubblica gratuita sui finanziamenti per le micro, piccole e medie imprese che fatturavano almeno il 35 per cento con il committente in difficoltà, una misura che resta in piedi e non cambia.

Nessun ammortizzatore sociale, cioè nessun sostegno pubblico al reddito, era invece pensato per i loro dipendenti.

Il decreto introduce ora un’**integrazione al reddito** erogata direttamente dall’INPS, di importo pari alle ordinarie integrazioni salariali, per i dipendenti delle imprese private che sospendono o riducono l’attività perché lo ha fatto uno stabilimento di interesse strategico nazionale in amministrazione straordinaria, cioè affidato dallo Stato a commissari che lo gestiscono al posto dei proprietari perché in grave crisi. La misura copre il periodo dal **1° ottobre 2026 al 30 giugno 2027** e include i dipendenti di Adi Servizi Marittimi, la società del gruppo in amministrazione straordinaria.

Durante i mesi di sospensione l’INPS accredita comunque la contribuzione previdenziale, in forma figurativa, e quindi non si creano buchi nel percorso verso la pensione.

Il passaggio decisivo è dimostrare il legame economico con lo stabilimento in crisi. Non basta averci lavorato in passato: serve una dipendenza commerciale forte, misurata con una soglia precisa e su un periodo recente.

> *Si ha influsso gestionale prevalente quando \[…\] la somma dei corrispettivi risultanti dalle fatture emesse dall’impresa destinataria delle commesse nei confronti dell’impresa committente \[…\] abbia superato, nel biennio precedente al 1° settembre 2026, il 50 per cento del complessivo fatturato dell’impresa destinataria delle commesse.*  
>  
> **Art. 1, comma 2**

Sono i commissari straordinari dell’impresa committente a certificare l’esistenza dei rapporti contrattuali. All’azienda fornitrice spetta presentare una domanda telematica all’INPS con l’elenco nominativo dei lavoratori e informare i sindacati.

### Una procedura più rapida del solito, con un tetto di spesa che può chiudere lo sportello

Per ottenere la cassa integrazione ordinaria o straordinaria le imprese devono normalmente attraversare un percorso articolato:

- una consultazione sindacale preventiva da concludere in venticinque giorni
- una domanda entro termini stretti
- nei casi di crisi aziendale, un decreto ministeriale di concessione che può arrivare fino a novanta giorni dopo

Questo nuovo sostegno salta entrambi i passaggi. Non c’è esame congiunto con le parti sociali prima della richiesta, ma solo un’informativa contestuale alla domanda, e non c’è decreto ministeriale: l’INPS paga direttamente, senza nemmeno chiedere all’azienda di documentare le proprie difficoltà finanziarie.

Il decreto rimuove anche due vincoli pesanti. I mesi di questa integrazione non si sommano ai tetti massimi di durata degli ammortizzatori ordinari, pari a ventiquattro mesi in un quinquennio mobile per unità produttiva e dodici mesi per la crisi aziendale.

In questo modo non si consumano le tutele che un’impresa potrebbe aver già usato o dover usare in futuro. In più l’azienda non versa il contributo addizionale che accompagna di norma la cassa integrazione.

In cambio della rapidità c’è un limite rigido di risorse: **27,3 milioni di euro per il 2026** e **56,1 milioni per il 2027**. Quando il plafond si esaurisce, lo sportello si chiude.

> *Qualora dall’attività di monitoraggio \[…\] dovesse emergere, anche in via prospettica, il raggiungimento del complessivo limite di spesa \[…\] l’INPS non procede all’accoglimento delle ulteriori domande per l’accesso ai benefici di cui al presente articolo.*  
>  
> **Art. 1, comma 9**

La formula «anche in via prospettica» significa che le domande possono essere bloccate prima che i soldi siano effettivamente finiti, se l’INPS prevede che la spesa già impegnata esaurirà il fondo.

### Chi riceve il sostegno deve attivarsi per non perderlo

L’INPS iscrive d’ufficio chi percepisce l’integrazione al SIISL, il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa, la piattaforma pubblica che incrocia domanda e offerta di lavoro e propone percorsi di formazione.

L’iscrizione comporta obblighi concreti:

- caricare il curriculum
- sottoscrivere il patto di attivazione digitale, l’impegno a rendersi disponibile per corsi di formazione e offerte di lavoro
- sottoscrivere il patto di servizio con il centro per l’impiego, l’accordo che fissa i passi del percorso di ricerca

E comporta un rischio.

> *I lavoratori percettori del trattamento \[…\] decadono dal trattamento medesimo se, senza giustificato motivo, rifiutano di essere avviati ad un corso di formazione o di riqualificazione o non lo frequentano regolarmente o se non accettano un’offerta congrua di lavoro, con inquadramento in un livello retributivo contrattuale non inferiore del 20 per cento rispetto a quello delle mansioni di provenienza.*  
>  
> **Art. 1, comma 7**

Un’offerta è considerata congrua, e rifiutarla fa perdere il sostegno, se la retribuzione non scende oltre il 20 per cento rispetto all’inquadramento precedente e se il posto di lavoro si trova entro **50 chilometri** o raggiungibile in **80 minuti** con i mezzi pubblici. Le stesse regole valgono per i dipendenti di Acciaierie d’Italia.

### Per i dipendenti di Acciaierie d’Italia un’integrazione sulla cassa e lavori di pubblica utilità

I lavoratori di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria che si trovano in cassa integrazione straordinaria ricevono un’**integrazione aggiuntiva** del trattamento economico per il 2026 e il 2027, riconosciuta anche quando il tempo è impiegato in formazione professionale sulle attività di bonifica ambientale.

Lo stanziamento è di **15 milioni di euro per il 2026** e **30 milioni per il 2027**, versati all’azienda tramite decreto interministeriale e trasferimento INPS. L’azienda ha l’obbligo di rendicontare entro la fine del mese successivo all’ultima mensilità erogata e di restituire quanto non speso.

C’è anche un’alternativa all’inattività. Le pubbliche amministrazioni del territorio possono stipulare convenzioni per impiegare questi lavoratori in attività di pubblica utilità, nel limite di **10 milioni di euro per il 2027**. Chi partecipa vede ridursi in proporzione l’integrazione salariale percepita, perché la retribuzione per il lavoro svolto ne prende il posto.

### Chi assume un ex lavoratore ILVA non paga contributi per due anni

La leva per far ripartire l’occupazione è un incentivo rivolto ai datori di lavoro privati. Chi assume a tempo indeterminato, tra il **1° novembre 2026 e il 31 dicembre 2027**, un lavoratore proveniente da ILVA o da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria non versa contributi previdenziali.

> *\[…\] è riconosciuto \[…\] per un periodo massimo di ventiquattro mesi, l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’\[…\] (INAIL), nel limite massimo di importo pari a 8.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile \[…\]*  
>  
> **Art. 3, comma 1**

L’esonero non copre quindi l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, che resta dovuta, e si ferma a 8.000 euro all’anno.

Il beneficio ha altri limiti:

- non si cumula con altri esoneri o incentivi all’assunzione
- non vale per il lavoro domestico né per l’apprendistato
- richiede che il datore non abbia effettuato licenziamenti individuali per motivi economici o collettivi nei sei mesi precedenti

Soprattutto chiede un impegno di durata.

> *il datore di lavoro mantenga in servizio il lavoratore per un periodo non inferiore a quarantotto mesi dalla data di assunzione;*  
>  
> **Art. 3, comma 2, lettera a)**

A questo si aggiunge un contributo in denaro di **20.000 euro per ogni lavoratore assunto**, ridotto in proporzione per il part-time che non scenda sotto il 50 per cento dell’orario pieno, pagato in due tranche al sesto e al ventiquattresimo mese.

Se il rapporto finisce prima dei quattro anni l’INPS revoca il contributo e recupera quanto versato, con un’unica eccezione a tutela del lavoratore: le dimissioni volontarie non fanno scattare la revoca.

Il beneficio è precluso a tre categorie di imprese, per evitare che l’incentivo finanzi un semplice passaggio di lavoratori all’interno dello stesso perimetro societario:

- quelle con assetti proprietari sostanzialmente coincidenti con quelli delle società in crisi
- quelle che acquisiscono i complessi aziendali delle società in crisi
- quelle controllate o collegate alle imprese appena citate

### Gli impianti dell’area a caldo restano caldi in attesa della Cassazione

Sul nodo produttivo il decreto prende tempo in modo esplicito. I commissari straordinari possono tenere gli impianti dell’area fusoria, cioè gli altoforni e le acciaierie dove il minerale viene fuso, in condizioni di riscaldo, cioè a temperatura, senza produrre. Spegnerli del tutto li danneggerebbe in modo irreversibile.

> *\[…\] sono autorizzati a mantenere in condizioni di riscaldo gli impianti dell’area fusoria, in modo da non pregiudicarne irrimediabilmente la funzionalità, fino alla pubblicazione della motivazione della pronuncia della Corte di cassazione avente a oggetto l’impugnazione della decisione \[…\] di inibitoria della continuazione dell’attività produttiva degli impianti fusori e, comunque, non oltre il 15 dicembre 2026.*  
>  
> **Art. 4, comma 1**

L’autorizzazione è quindi provvisoria e doppiamente delimitata: cade quando la Corte di cassazione pubblica le motivazioni della sua decisione sul blocco della produzione e in ogni caso il **15 dicembre 2026**. Il fermo produttivo non sospende gli obblighi ambientali verso i cittadini che vivono intorno allo stabilimento.

> *Anche in assenza di attività produttiva degli impianti fusori, rimangono fermi, senza soluzione di continuità, gli obblighi in capo al gestore relativi al monitoraggio delle immissioni in atmosfera.*  
>  
> **Art. 4, comma 1**

### Il rilancio delle aree ex ILVA passa da un piano del Governo, non dalle richieste dei singoli investitori

Qui il decreto riscrive da zero una norma del 2025\. Nella versione precedente, chi voleva investire più di 50 milioni di euro nelle aree ex ILVA poteva chiedere di suo che si applicasse il regime del commissario straordinario, una procedura accelerata per le autorizzazioni. Era un meccanismo su iniziativa privata, caso per caso.

Il nuovo testo rovescia l’impostazione. Il Ministero delle imprese e del made in Italy raccoglie e coordina le manifestazioni di interesse, le mette in un **Piano degli investimenti** approvato dal Consiglio dei ministri e solo allora si nomina un commissario per attuarlo.

La soglia di accesso scende da 50 a **10 milioni di euro**, aprendo a progetti molto più piccoli, e il perimetro geografico si allarga.

> *Il Ministero delle imprese e del made in Italy raccoglie e coordina le manifestazioni di interesse in ordine agli investimenti, diversi dalle opere pubbliche, superiori ai 10 milioni di euro localizzati all’interno delle aree di proprietà ex ILVA, nonché nelle aree del demanio marittimo e militare confinanti o attigue \[…\]*  
>  
> **Art. 5, comma 1**

L’inclusione delle aree demaniali marittime e militari attigue significa che banchine, spazi portuali e terreni militari confinanti diventano disponibili per gli insediamenti industriali.

In parallelo l’organo commissariale di ILVA può vendere o dare in gestione separatamente le aree che non servono più alla produzione, spezzando un compendio industriale finora trattato come un blocco unico. L’incarico di commissario è a titolo gratuito.

> *Al Commissario non sono corrisposti gettoni, compensi, rimborsi di spese o altri emolumenti, comunque denominati.*  
>  
> **Art. 5, comma 1**

Restano fuori dal Piano, e quindi continuano a valere per le aree non coinvolte, il credito d’imposta per gli investimenti nella ZES unica, la Zona economica speciale che copre il Mezzogiorno, e il procedimento di autorizzazione unica già previsto per gli insediamenti produttivi nelle regioni meridionali.

Per i progetti dentro il Piano, invece, i contratti di sviluppo, lo strumento agevolativo gestito a livello nazionale per i grandi investimenti, seguono una procedura «fast track» che comprime i tempi istruttori.

Le imprese che aumentano l’occupazione si impegnano ad assumere in via prioritaria:

- chi percepisce il sostegno al reddito
- chi è disoccupato dopo un licenziamento collettivo ILVA
- i lavoratori dell’indotto

### Un distretto Brindisi-Taranto per le tecnologie a zero emissioni

Il decreto istituisce il distretto industriale «Brindisi-Taranto» di accelerazione per le tecnologie a zero emissioni nette, usando uno strumento previsto dal regolamento europeo del 2024 sull’industria a impatto climatico zero.

L’effetto principale è procedurale: i progetti che si insediano nel distretto ottengono corsie preferenziali e deroghe rispetto ad alcuni passaggi richiesti dalle direttive europee su acque, uccelli e habitat, perché la norma li qualifica in modo diverso nel bilanciamento tra tutela ambientale e sviluppo.

> *\[…\] i progetti di produzione di tecnologie a zero emissioni nette nei distretti dell’Unione europea sono considerati d’interesse pubblico prevalente e negli interessi della salute e della sicurezza pubblica, purché siano soddisfatte tutte le condizioni stabilite in detti atti.*  
>  
> **Art. 7, comma 1**

Entro **30 giorni dall’entrata in vigore**, cioè intorno al 16 novembre 2026, un decreto dei ministeri delle Imprese, dell’Economia e dell’Ambiente, sentita la Regione Puglia, deve delimitare le aree del distretto e definire un Piano per l’attrattività che coordini i sostegni alle infrastrutture, agli investimenti privati e alla riqualificazione professionale dei lavoratori.

Gli investimenti pubblici collegati potranno accedere ai tassi massimi di cofinanziamento dei fondi europei. Per le autorizzazioni il punto di contatto unico è il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio, affiancato da una task force dedicata.

Sul versante della ricerca, la Fondazione «Istituto di ricerche Tecnopolo mediterraneo per lo sviluppo sostenibile» riceve **1 milione di euro all’anno dal 2027** per rafforzare ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, anche assumendo ricercatori industriali e tecnici specializzati.

### Due rifinanziamenti che allargano la copertura

Il decreto chiude con due interventi contabili che hanno effetti diretti sui destinatari. Il primo porta da 100,5 a **141 milioni di euro** lo stanziamento di una misura introdotta a luglio 2026, con un onere aggiuntivo di 40,5 milioni per il 2026.

Il secondo riguarda l’**Ape sociale**, l’anticipo pensionistico riservato a chi si trova in condizioni di difficoltà come la disoccupazione di lungo periodo o lo svolgimento di lavori gravosi. L’autorizzazione di spesa cresce soprattutto per il 2028.

> *L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 186, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, è incrementata di 6 milioni di euro per l’anno 2027, 40 milioni di euro per l’anno 2028 e di 13 milioni di euro per l’anno 2029.*  
>  
> **Art. 10, comma 1**

Più risorse per l’Ape sociale significano che un numero maggiore di domande può essere accolto prima che il fondo si esaurisca.

Il decreto finanzia la quasi totalità del sostegno al reddito e degli esoneri contributivi riducendo il Fondo sociale per occupazione e formazione, il serbatoio statale da cui attingono le politiche del lavoro; le risorse per l’Ape sociale arrivano invece dal taglio di altre autorizzazioni di spesa in materia previdenziale. Nessuna delle misure, in altre parole, poggia su risorse aggiuntive: la copertura viene da fondi già destinati al lavoro e alle pensioni.

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