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# Buoni per studenti con DSA e fondi al Terzo settore
- URL: https://ghost-production-4ea1.up.railway.app/buoni-studenti-dsa-fondi-terzo-settore/
- Published: 2026-10-24T06:53:44.000Z
- Updated: 2026-11-01T07:18:41.000Z
- Description: Tre nuovi fondi, un buono digitale per le famiglie con ISEE fino a 45.000 euro e il sostegno ai disturbi dell'apprendimento promosso a prestazione sociale garantita in tutta Italia
- Author: Redazione di Gazzetta Civica
- Tags: #Migrated-1793405707953, #Import 2026-10-31 01:16, Istruzione, #norme-distillate

Una proposta di legge presentata alla Camera dei deputati chiede allo Stato di pagare direttamente alle famiglie gli strumenti che servono agli studenti con disturbi specifici di apprendimento, come dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia, e di finanziare i progetti educativi delle associazioni che se ne occupano.

Riguarda gli studenti delle scuole e delle università, le loro famiglie, gli enti del Terzo settore, le regioni e i comuni. Non è una legge in vigore: il testo si trova all’inizio del percorso parlamentare e nessuna delle misure descritte produce effetti oggi.

**Atto Camera* [**2677*](http://www.camera.it/uri-res/N2Ls?urn:camera-it:parlamento:scheda.progetto.legge:camera;19.legislatura;2677)

### Un buono digitale per comprare gli strumenti compensativi

Oggi la scuola deve garantire agli studenti con disturbi specifici di apprendimento gli strumenti compensativi, cioè gli ausili che permettono di aggirare la difficoltà senza ridurre gli obiettivi dell’apprendimento: sintesi vocale, libri digitali, calcolatrici, software di scrittura.

La legge del 2010 che riconosce questo diritto affida però il compito alle istituzioni scolastiche «a valere sulle risorse specifiche e disponibili a legislazione vigente», senza prevedere alcun sostegno economico diretto a chi deve acquistare quegli strumenti.

La proposta cambia impostazione e mette i soldi in mano alle famiglie. Nascerebbero due fondi distinti: uno presso il Ministero dell’istruzione e del merito, con **40 milioni di euro all’anno** per le scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado.

L’altro fondo avrebbe sede presso il Ministero dell’università e della ricerca, con **10 milioni di euro all’anno** per gli iscritti alle università statali e non statali riconosciute. La platea è delimitata da una soglia di reddito.

> *Il Fondo \[…\] è destinato al sostegno economico dei nuclei familiari di studenti con DSA iscritti alle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado con un valore dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) non superiore a 45.000 euro.*  
>  
> **Art. 2, comma 2**

Il contributo non arriverebbe come rimborso ma come buono spesa digitale annuale, spendibile soltanto per quegli strumenti e non per altro. I criteri di assegnazione e l’importo effettivo del buono resterebbero da definire con decreti dei ministeri competenti, da adottare entro **novanta giorni** dall’entrata in vigore della legge: fino a quel momento nessuno saprebbe quanto vale il buono.

Una precisazione tecnica evita l’effetto perverso che spesso accompagna i sostegni pubblici, cioè l’aiuto che fa salire l’indicatore di reddito e quindi preclude altri aiuti.

> *Le somme assegnate \[…\] non costituiscono reddito imponibile del beneficiario e non rilevano ai fini del computo del valore dell’ISEE del nucleo familiare.*  
>  
> **Art. 2, comma 4**

### Sessanta milioni per i progetti delle associazioni

La parte più consistente delle risorse non andrebbe alle famiglie ma a chi organizza servizi. Il testo istituisce presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali un fondo nazionale per l’inclusione delle persone con disturbi specifici di apprendimento, con **60 milioni di euro all’anno**.

Il fondo è destinato a finanziare progetti promossi dagli enti del Terzo settore, come associazioni, cooperative sociali, fondazioni e organizzazioni di volontariato.

Le attività finanziabili coprono sette ambiti:

- supporto educativo fuori dall’orario scolastico;
- consulenza e sostegno psicologico ai familiari;
- formazione di operatori, educatori, tutor e personale della scuola;
- sportelli di ascolto e produzione di materiali educativi;
- campagne di sensibilizzazione;
- inclusione sociale e lavorativa;
- ricerca e raccolta di dati sui disturbi dell’apprendimento.

Possono chiedere i soldi solo gli enti iscritti al Registro unico nazionale del Terzo settore, l’elenco pubblico che dal Codice del 2017 identifica chi ha i requisiti per operare in questo campo. Il finanziamento non copre l’intero progetto e ha un tetto fisso.

> *Agli enti \[…\] è riconosciuto un contributo a fondo perduto non superiore all’80 per cento delle spese complessive sostenute per l’attuazione dei progetti \[…\] comunque non superiore al limite massimo di 100.000 euro per ciascun beneficiario.*  
>  
> **Art. 4, comma 4**

Il ministero dovrebbe dare la precedenza ai territori dove i servizi mancano di più, e annunciare con un avviso pubblico sul proprio sito il momento in cui le risorse si esauriscono.

### Il sostegno diventerebbe una prestazione garantita in tutta Italia

La modifica potenzialmente più profonda occupa una riga sola. La legge quadro sull’assistenza sociale del 2000 elenca le prestazioni che ogni territorio deve comunque assicurare, come il contrasto alla povertà, il sostegno alle persone con disabilità e l’assistenza agli anziani, e in quell’elenco i disturbi specifici di apprendimento non compaiono. La proposta li aggiunge.

> *All’articolo 22, comma 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, dopo la lettera i) è aggiunta la seguente: «i-bis) interventi di sostegno e misure di natura educativa, inclusiva, sociale e psicologica in favore delle persone con disturbi specifici di apprendimento».*  
>  
> **Art. 7, comma 1**

Entrare in quell’elenco significa passare dalla buona volontà del singolo comune a un servizio che il cittadino può pretendere ovunque viva.

Per sostenere l’onere, il Fondo nazionale per le politiche sociali, da cui regioni e comuni attingono per il welfare locale, crescerebbe di **50 milioni di euro all’anno**, con il vincolo di spenderli sui servizi per i disturbi dell’apprendimento e la precedenza agli ambiti territoriali più sprovvisti.

### Cosa dovrebbero fare regioni e comuni

L’impegno non resterebbe sulla carta. Regioni e province autonome di Trento e di Bolzano dovrebbero aggiornare i propri piani sociali entro sei mesi dalla prima pubblicazione del Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali successiva all’entrata in vigore della legge.

Dovrebbero inoltre controllare che gli ambiti territoriali dedichino ai disturbi dell’apprendimento una sezione specifica dei piani di zona, i documenti con cui i comuni associati programmano i servizi sociali del proprio territorio.

Quella sezione dovrebbe contenere la mappatura dei bisogni e dei servizi già attivi, gli obiettivi con gli strumenti per raggiungerli e l’indicazione precisa delle risorse economiche, strutturali e professionali impegnate.

Le regioni dovrebbero poi comunicare al Ministero del lavoro quanta parte del bisogno riescono effettivamente a coprire, informazione che finirebbe nella relazione annuale alle Camere.

### Chi verifica che i soldi funzionino

Il testo affida la verifica a due livelli. I tre ministeri coinvolti controllerebbero ogni anno l’impiego delle risorse dei rispettivi fondi e trasmetterebbero i risultati entro il **30 giugno** a un comitato paritetico di valutazione, istituito presso il Ministero dell’istruzione e del merito.

Dentro quel comitato siederebbero nove rappresentanti dei ministeri e tre delle associazioni di settore, designati dal Forum nazionale del Terzo settore: chi fornisce i servizi partecipa quindi al giudizio sui servizi.

Il comitato dovrebbe stabilire indicatori comuni di risultato e consegnare entro il **30 dicembre** di ogni anno un rapporto complessivo ai ministeri e al Parlamento. Lavorerebbe senza costi aggiuntivi.

> *La partecipazione al Comitato \[…\] è a titolo gratuito e non dà diritto a compensi, gettoni di presenza o emolumenti comunque denominati, fatto salvo il rimborso delle spese effettivamente sostenute e documentate.*  
>  
> **Art. 6, comma 3**

### Da dove arriverebbero i 160 milioni

Sommando i tre fondi nuovi e l’aumento di quello per le politiche sociali, il conto arriva a 160 milioni di euro all’anno.

La proposta non prevede nuove entrate: sposta la somma da un capitolo esistente del bilancio dello Stato, il Fondo per interventi strutturali di politica economica, la riserva che i governi usano per coprire misure decise in corso d’anno.

> *Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, pari a 160 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2025, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per interventi strutturali di politica economica.*  
>  
> **Art. 8, comma 1**

Il riferimento al 2025 segnala quanto tempo è passato dal deposito del testo: la decorrenza indicata è già alle spalle e andrebbe riscritta in caso di esame parlamentare.

### A che punto è il percorso parlamentare

La proposta porta la firma del deputato Antonio Caso insieme ad altri tredici parlamentari del Movimento 5 Stelle. È stata presentata alla Presidenza della Camera il **28 ottobre 2025** e annunciata in Aula il giorno successivo, con il testo stampato pubblicato quasi un anno dopo, a ottobre 2026.

Lo stato dell’iter resta «da assegnare»: la proposta non ha ancora una commissione parlamentare incaricata di esaminarla, il passaggio da cui dipende qualsiasi discussione nel merito. Chi ha uno studente con disturbi dell’apprendimento in famiglia non ha quindi, per ora, nessun buono spesa a cui iscriversi, e le associazioni nessun bando a cui partecipare.

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